Sceneggiatura di un giallo giudiziario – di Luigi Grimaldi
INT. CORRIDOIO DELLA PROCURA DI PAVIA – GIORNO
Luci al neon. Silenzio rotto solo dal rumore di chiavi e carrelli.
La “rivoluzione” del Dottore è in corso.
Non è una ristrutturazione. È una bonifica.
Dal novembre 2023 l’inchiesta Clean ha già fatto i primi arresti. ASM Pavia decapitata. Politici locali coinvolti. Ma le indagini erano partite sotto traccia mesi prima. Il Dottore aveva capito che l’aria negli uffici era diventata irrespirabile: troppe fughe di notizie, troppi fascicoli che “parlavano” fuori sede, troppa permeabilità.
Accessi bloccati. Stanze rimescolate. Carichi di lavoro ridistribuiti.
Uomini di Polizia Giudiziaria allontanati.
Si fa pulizia. Letteralmente.
INT. STANZA 27 – GIORNO
Un ufficiale di PG entra con le chiavi nuove.
Ha l’ordine di mettere ordine. Di svuotare. Di ricominciare da zero.
Apre armadi. Sposta mobili.
Poi si ferma.
In un angolo, quasi mimetizzata, c’è una cassaforte.
Non risultava negli inventari.
Nessuno ne aveva parlato.
Nessuno sapeva che ci fosse.
L’ufficiale chiama.
Arrivano i tecnici.
La cassaforte viene aperta.
Dentro non ci sono soldi.
Ci sono carte.
PRIMOPIANO – IL CONTENUTO
Una cartellina.
Sulla linguetta, scritto a mano a pennarello nero:
TIZZONI
Dentro: documenti senza indice. Senza copertina. Senza protocolli che ne spieghino l’origine.
Solo fogli. Sparsi. Disordinati.
Tra questi, uno spicca.
Denuncia del 2013.
Falsa testimonianza.
Contro il maresciallo Francesco Marchetto.
La stessa denuncia.
Iscritta due volte.
Due numeri di registro diversi.
Due pubblici ministeri diversi.
Due esiti opposti.
Nel primo procedimento il GIP ordina al PM di procedere.
Si va a giudizio.
Marchetto viene condannato.
Nel secondo, nato dalla medesima carta, il PM chiede l’archiviazione.
E l’archiviazione arriva. Serena. Silenziosa.
Stessa denuncia.
Due vite processuali.
Due finali.
Incredibile.
ALTRO PRIMOPIANO
Altri atti.
Sparsi.
Alla rinfusa.
Carte relative alle indagini del 2007 su Alberto Stasi.
Verbali. Annotazioni. Appunti.
E poi fogli che portano più avanti nel tempo.
2017.
L’archiviazione della posizione di Andrea Sempio.
L’indagine nata dalle consulenze della difesa Stasi, chiusa in tempi rapidissimi.
Carte che sembrano non avere un percorso formale chiaro.
Nessun atto di deposito.
Nessuna traccia ufficiale di come siano entrate in Procura.
Sono arrivate per strade oblique.
Opache.
Fuori dai canali formali.
Un fascicolo fantasma.
Archiviato dentro una cassaforte che ufficialmente non esisteva.
Nella stanza 27.
Se nessuno avesse messo sottosopra quella stanza, se il Dottore non avesse deciso di fare pulizia fino in fondo, quelle carte non sarebbero mai uscite.
E con loro non sarebbero uscite le domande.
INT. PROCURA DI BRESCIA – GIORNO
(flashback / scena parallela)
Una stanza sobria.
L’ex pubblico ministero Giulia Pezzino è seduta di fronte agli inquirenti.
Voce calma. Quasi distaccata.
PEZZINO
I documenti sul delitto di Garlasco… non li abbiamo presi dalla ex Procura di Vigevano.
Né dalla Procura Generale di Milano.
Silenzio.
PEZZINO
Ce li ha passati a mani… senza formalità… l’avvocato Tizzoni.
La frase resta sospesa nell’aria.
Nessuno commenta.
Ma qualcosa, in quel momento, cambia peso.
INT. UFFICIO DEL PROCURATORE – SERA
Il Dottore guarda le carte sul tavolo.
Non parla.
Ascolta il silenzio che le circonda.
Fuori, i corridoi sono finalmente chiusi.
Gli accessi controllati.
La polizia giudiziaria sta cambiando pelle.
Ma dentro quella cassaforte c’era qualcosa di più antico.
Qualcosa che veniva da prima.
Dal 2007.
Dal 2013.
Dal 2017.
Da un nome che torna sempre: Tizzoni.
Da un altro nome che torna sempre: Marchetto.
Da un terzo nome che non sparisce mai: Stasi.
E da un quarto che periodicamente riaffiora: Sempio.
Documenti che circolano a mani.
Senza protocolli.
Senza tracciabilità.
Raccolti in una cartellina con un solo cognome scritto a pennarello.
È possibile che siano solo abitudini di un’altra epoca.
Errori di procedura.
Disordine accumulato negli anni.
Oppure…
Qualcuno, guardando quelle carte uscite da una cassaforte che non doveva esistere, potrebbe chiedersi se non siano le tracce residue di qualcosa di più strutturato.
Di una regia.
Di un modo di gestire informazioni e fascicoli fuori dai binari ufficiali.
Sono solo indizi.
Domande.
Nient’altro.
Ma le domande, a volte, pesano più delle risposte.
VOCE FUORI CAMPO
È normale che documenti di indagini delicate circolino fuori dai canali formali?
È normale che la stessa denuncia generi due procedimenti con esiti opposti?
È normale che una cassaforte piena di carte “senza padre” stia chiusa per anni in una stanza della Procura?
E soprattutto:
Di chi era la stanza 27?
EST. PALAZZO DI GIUSTIZIA DI PAVIA – NOTTE
Le luci si spengono una dopo l’altra.
Tranne una.
Qualcuno, laggiù, sta ancora leggendo.
Il giallo di Garlasco non è solo nelle villette e nei DNA.
A volte è chiuso a chiave.
In una cassaforte.
Nella stanza 27.
FINE
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