Sceneggiatura di un giallo giudiziario pavese di Luigi Grimaldi
SCENA 1: L’ARCHIVIO PARALLELO
INT. PROCURA DELLA REPUBBLICA DI PAVIA – FINE 2023 – GIORNO
Luci fredde, a tratti intermittenti. I corridoi della Procura profumano di ammoniaca e polvere di carta vecchia. I passi del nuovo Procuratore Capo, il Dottore, risuonano come un conto alla rovescia. Non è venuto a riordinare: è venuto a bonificare.
VOCE FUORI CAMPO (NARRATORE)
Accessi bloccati da un giorno all’altro. Stanze rimescolate. Uomini chiave della Polizia Giudiziaria sollevati dall’incarico e trasferiti. Si svuota il passato per non farsi sommergere dai suoi segreti.
INT. STANZA 27 – CONTINUA
Un UFFICIALE DI PG e un ASSISTENTE spostano, svuotano… sondano ogni angolo. L’ufficiale si ferma. Illumina una parete.
UFFICIALE
(voce bassa, tesa)
Ferma tutto. Guarda qui.
Una cassaforte a muro, grigia, discreta, muta, blindata.
ASSISTENTE
(controlla freneticamente il tablet)
Comandante… non c’è a inventario. Questa cassaforte ufficialmente esiste? Non deve esistere?
Arriva un fabbro. Il grido del metallo forzato spezza il silenzio del corridoio. La porta scatta. Niente soldi. Dentro ci sono faldoni. Carte slegate. L’ufficiale infila le mani guantate ed estrae una cartellina. Sopra c’è una scritta a pennarello nero, sbiadita: TIZZONI.
UFFICIALE
(sfoglia rapidamente, gli occhi sbarrati)
Mio Dio. Questo è un archivio parallelo. Ci sono documenti investigativi sul Delitto di Garlasco non formalizzati, mai acquisiti attraverso flussi ufficiali. Guarda qui: atti istituzionali, denunce del 2013 sdoppiate in fascicoli fantasma, rilievi su Alberto Stasi del 2007. E queste… queste sono le carte del 2017 sull’archiviazione di Andrea Sempio.
ASSISTENTE
(sbigottito)
Un archivio ombra… Ma chi gestiva questa stanza? E perché la cartelletta è intitolata a Tizzoni, lo storico legale della famiglia della vittima, Chiara Poggi?
UFFICIALE
(chiude la cartella di scatto)
La “Squadra”. Chi per anni ha deciso cosa doveva entrare nel processo e cosa doveva restare nell’ombra.
SCENA 2: IL BLITZ IN PIAZZA MARELLI
INT. UFFICIO VENDITE (PIAZZA MARELLI, PAVIA) – GENNAIO 2025 – MATTINA
La nebbia schiaccia i vetri di un finto ufficio commerciale. Gli UFFICIALI DELLA GUARDIA DI FINANZA entrano decisi. Ma l’ambiente è spogliato, spettrale. Scatoloni vuoti e cavi elettrici che pendono dal soffitto.
Al centro della stanza ci sono il costruttore CARMINE N. (73 anni) e il suo dipendente MP.
FINANZIERE 1
Svuotato. Arriviamo tardi. Ufficiale, dalle indagini sui tabulati risulta che Carmine N. ha ordinato a MP di ripulire tutto a metà novembre, non appena gli organi di stampa hanno diffuso la chiusura delle indagini “Clean”. Hanno traslocato l’intero archivio privato in un garage qui sulla piazza.
Il Finanziere 1 sposta un pannello dietro la scrivania padronale. Spunta la seconda cassaforte. Si gira verso il costruttore.
FINANZIERE 1
Signor Carmine N., questa cassaforte era in uso esclusivo al Maggiore Pappalardo dal 17 ottobre 2023. Ci dia le chiavi e la combinazione.
CARMINE N.
(scuote la testa, palesemente a disagio)
Non… non mi ricordo la combinazione. E non ho la minima idea di dove sia finita la chiave.
FINANZIERE 1
(al dipendente MP)
Prenda quel flessibile nell’angolo. Tagliamo.
SERIE DI INQUADRATURE: Scintille accecanti tagliano il buio dell’ufficio vuoto. Il rumore del disco abrasivo che divora l’acciaio è insopportabile. La porta cede con un gemito. Il Finanziere infila la mano guantata. Raccoglie solo polvere di metallo. È vuota.
VOCE FUORI CAMPO (NARRATORE)
Maurizio Pappalardo. Ex maggiore dei carabinieri, l’uomo ritenuto dagli inquirenti la mente della “Squadretta” attorno all’ex procuratore aggiunto Mario Venditti. Un ufficiale già condannato in primo grado per le trame dell’inchiesta Clean 2. Ma Pappalardo è soprattutto l’autore di un’operazione di puro spionaggio giudiziario: ha fotografato clandestinamente alcune pagine blindate di un dossier segreto in Procura. Un dossier scottante, finito poi – non si sa come – nelle mani della difesa del nuovo indagato per il delitto di Garlasco, Andrea Sempio.
E’ la filiera dei “cinque amici della vita” del Maggiore che non si ferma qui. Nei verbali spunta un altro nome: il luogotenente Silvio Sapone.
SCENA 3: IL SECONDO DESERTO D’ACCIAIO
EST. VIA ALBERA, GARLASCO – 20 NOVEMBRE 2025 – ALBA
La nebbia della Lomellina avvolge una villetta anonima. I lampeggianti spenti delle auto civetta della Finanza di Brescia e Pavia e del Nucleo Investigativo di Milano tagliano il grigio.
Un CAPITANO dei Carabinieri è al telefono nel cortile.
CAPITANO
Luogotenente Sapone? Siamo a Garlasco, nella proprietà di via Albera co-intestata a lei e ai suoi figli. Abbiamo un decreto di perquisizione della Procura di Brescia. Dobbiamo aprire la cassaforte che avete in cantina.
VOCE DI SAPONE (AL TELEFONO)
(voce metallica, ferma)
In quella casa non ci ho mai vissuto in tutta la mia esistenza. Prima ci stava mia suocera, da un anno ci sono degli inquilini. Io non intendo presenziare. E le chiavi di quella cassaforte non le ho, né le ho mai avute. Fate pure.
Tuuu… tuuu… Linea interrotta.
INT. CANTINA DELLA VILLETTA – MATTINA
I VIGILI DEL FUOCO, giunti sul posto, colpiscono il muro con mazze e scalpelli idraulici. I calcinacci volano ovunque sotto gli sguardi terrorizzati degli inquilini. Dopo un’ora di brutale lavoro, la cassaforte viene smurata e forzata sul pavimento di cemento.
ORE 12:35. La porta si spalanca. Il Capitano punta la torcia. Il cono di luce rivela solo pareti di ferro nudo. Vuota. Un altro deserto d’acciaio.
Sulle scale della cantina, l’avvocatessa GIORGIA SPIAGGI irrompe sventolando dei fogli.
AVVOCATESSA SPIAGGI
(furiosa)
Questo è un abuso d’ufficio! Avete eseguito questo blitz sulla base di un decreto del 16 settembre che il Tribunale del Riesame aveva già annullato! State perquisendo un uomo che è un semplice testimone, non un indagato, usando atti nulli! La Procura di Brescia dovrà dare spiegazioni stringenti di questo gravissimo intervento!
VOCE FUORI CAMPO (NARRATORE)
I legali gridano al sopruso giudiziario. Ma ciò che le casseforti vuote non dicono, lo dicono le carte d’indagine. È il sospetto di un sistematico sabotaggio. Dietro l’archiviazione lampo di Andrea Sempio nel 2017 emerge oggi una palude: documenti segreti che passavano sotto banco dalla Procura alle difese, contatti coperti e il sospetto che l’indagine sul delitto Poggi sia stata pilotata per proteggere inconfessabili equilibri.
SCENA 4: LE REAZIONI DEI PROTAGONISTI
INT. SALA CONFERENZE / SALOTTO TELEVISIVO – MONTAGGIO ALTERNATO
I fari delle telecamere si accendono sui volti dei protagonisti della vicenda.
DIFESA DI MARIO VENDITTI (ATTO UFFICIALE)
(l’avvocato parla davanti ai microfoni)
Il dottor Venditti è totalmente estraneo a qualsiasi ipotesi di corruzione o gestione illecita. Gli accertamenti bancari della Guardia di Finanza sul suo conto non hanno rilevato alcuna anomalia. Chiediamo che questa indagine persecutoria venga immediatamente fermata.
ANDREA SEMPIO (ESTRATTO TV – “CHI L’HA VISTO?”)
(volto teso, risponde al giornalista)
L’appunto trovato a mio padre con scritto “20-30 mila euro per l’archiviazione” è stato mal interpretato. Parlava solo di 20 o 30 euro, i costi materiali delle fotocopie degli atti in Procura. Contro di me c’è solo un accanimento mediatico che dura da anni.
DIFESA DELLA FAMIGLIA POGGI (AVVOCATI TIZZONI / COMPAGNA)
(tono fermo, durissimo)
Mentre nei palazzi si discute di casseforti e archivi paralleli segreti, noi assistiamo all’ennesimo tentativo improprio di riabilitare l’assassino di Chiara Poggi. La verità giudiziaria è scritta nelle sentenze, ma quello che emerge da Pavia dimostra che intorno a questo delitto si è mossa una palude istituzionale inquietante.
SCENA 5: MONOLOGO FINALE
INT. STANZA BUIA – NOTTE
Tre monitor di sorveglianza si accendono contemporaneamente. Mostrano i dettagli delle tre casseforti violate: la cartellina fantasma “Tizzoni”, lo squarcio nel metallo di Piazza Marelli, il vuoto polveroso di Garlasco.
VOCE FUORI CAMPO (NARRATORE)
Tre casseforti. Tre nodi dello stesso cappio che stringe la giustizia pavese alle ombre mai svanite di via Pascoli.
La prima conteneva la prova dell’esistenza di un “archivio ombra”: un archivio parallelo mai formalizzato, dove i documenti su Garlasco entravano “a mani” e senza traccia sui radar dello Stato.
La seconda e la terza sono state ripulite: il vuoto. Ma è un vuoto che parla. Racconta di un tempismo perfetto nello svuotare gli uffici prima dei blitz, di scatti rubati con uno smartphone su dossier riservati, di atti segreti transitati misteriosamente verso le difese degli indagati. Racconta la storia di un sistema in cui chi doveva indagare giocava su più tavoli.
In un giallo classico la cassaforte custodisce l’oro, il movente, una prova o l’arma del delitto. In questo cold case infinito, le casseforti custodiscono solo la nebbia e una incredibile combo di ombre, silenzi e sospetti.
Chi ha gestito quei documenti ufficiali su Stasi, Sempio e il maresciallo Marchetto per nasconderli nella Stanza 27? E quante altre casseforti silenziose stanno ancora aspettando, nei palazzi di Pavia, che qualcuno trovi la combinazione giusta?
Il delitto di Garlasco non abita più soltanto nella villetta del sangue e delle biciclette. Di una vita spezzata senza un motivo apparente. Oggi si nasconde dietro i muri scrostati dei palazzi di giustizia. Dietro una chiave volutamente persa. Dietro vuoti di memoria più vuoti delle casseforti vuote. Dentro un forziere che, quando finalmente trovi il modo di aprirlo, ti guarda con il ghigno della freddezza del suo vuoto. E ti sfida a capire se quel vuoto significhi il nulla: non dice niente. O forse dice tutto.
SFUMARE A NERO.
FINE
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