L’esperto commenta tutti i passaggi del PGT di Pavia a firma del sardo.
3. Il Paradosso Commerciale: tutelare i negozi aprendo i centri commerciali
C’è una macroscopica contraddizione tra gli intenti politici e le tabelle urbanistiche.
L’intento: A pagina 6 si afferma di voler procedere alla “Tutela e potenziamento distretto urbano del commercio” e di rilanciare i negozi di vicinato.
La realtà dei numeri: A pagina 58, la tabella del dimensionamento commerciale prevede l’inserimento di ben 47.000 metri quadrati di nuova Superficie di Vendita (SV), divisa in 21.000 mq di alimentare e 26.000 mq di non alimentare. Si prevedono colate di cemento commerciale all’Ex Necchi (10.000 mq), Ex Snia (9.000 mq), Ex Dogana e Ex Garden ai Tigli (7.500 mq ciascuno). Inserire 47.000 mq di nuovi spazi commerciali (equivalenti a svariati ipermercati) drenerà inesorabilmente i consumi dal centro storico e dai piccoli negozi, annullando di fatto le promesse di “tutela del commercio urbano”.
4. Impatto Paesaggistico: altezze fuori scala per una città storica
Sotto l’egida della “Rigenerazione Urbana”, il PGT nasconde una massiccia verticalizzazione (sviluppo in altezza) in varie zone della città, alcune molto vicine al centro o a percorsi ecologici.
Area ex Neca (Pag. 47): Si prevede un’altezza massima di 13 piani.
Area Ex Garden ai Tigli (Pag. 51): Si autorizzano edifici fino a 12 piani.
Area ex Dogana (Pag. 45): Si consentono torri fino a 10 piani.
In una città dall’orizzonte storico e paesaggistico come Pavia, l’inserimento di “torri” di 10-13 piani rappresenta un impatto visivo e ambientale (ombreggiamento, isole di calore, carico viabilistico) molto invasivo.
5. L’illusione dell’Housing Sociale a carico dei privati
Il “Piano per l’equità urbana” prevede l’obbligo di cedere il 20% della Superficie Lorda (SL) per servizi sociali (SIEG) o locazione convenzionata.
La criticità economica: Come si evince dalle pagine 98 e 99, si chiede ai costruttori privati di farsi carico della realizzazione di centinaia di alloggi a locazione calmierata (ERC1/ERC2) come condizione per costruire. La stortura è che, gravando i costruttori di oneri e cessioni così massicci (oltre a chiedere il “Preverdissement”, ovvero fare il verde prima di costruire, come a pag. 95), il rischio è che nessun privato trovi conveniente avviare i cantieri. Se i piani attuativi diventano anti-economici, le aree ex industriali (Necchi, Snia, Neca) rimarranno abbandonate e degradate esattamente come lo sono oggi.
6. Il “Cavallo di Troia” dei Data Center
A pagina 41, nella classificazione delle destinazioni produttive, viene inserita la voce “C6) centro dati”. Si specifica inoltre che “Il centro dati con potenza richiesta di connessione fino a 5 MW è compatibile con le destinazioni d’uso urbanistiche produttiva, terziaria e direzionale”.
Incongruenza climatica: Da un lato, a pagina 8, il PGT impone una strategia per il clima, l’efficienza energetica e le comunità energetiche. Dall’altro, sdogana l’insediamento di Data Center (strutture notoriamente idrovore ed estremamente energivore) rendendoli compatibili quasi ovunque se sotto i 5 MW.
7. Viabilità e Manutenzione: la “Rotatoria” come panacea universale
Leggendo le schede di attuazione delle grandi aree (Pag. 44-54, 74-82), la soluzione proposta ai colossali incrementi di traffico generati dalle nuove lottizzazioni è, nella stragrande maggioranza dei casi, la realizzazione di rotatorie.
Es. Area Ex Dogana: “Realizzazione di una nuova rotatoria in sostituzione dell’impianto semaforico”.
Es. Area Neca: “Nuova rotatoria su via Manzoni/Bricchetti”.
Es. Vigentina_1: “Rotatoria Via Treves/Vigentina”.
Sostituire i semafori con rotatorie non aumenta la capacità di carico strutturale della rete stradale urbana di Pavia. Inserire milioni di metri cubi residenziali e 47.000 mq di commerciale porterà la viabilità al collasso, e le rotatorie non saranno in grado di assorbire i flussi di punta.
8. L’insostenibilità del Sistema del Verde
A pagina 96 si legge che il totale del sistema del verde cittadino dovrà passare dagli attuali 5,4 milioni di mq a 7,4 milioni di mq al 2050.
Chi paga la manutenzione? Acquisire 2 milioni di metri quadrati di verde pubblico aggiuntivo tramite le cessioni dei privati è facile sulla carta, ma riversa sulle casse pubbliche del Comune di Pavia (e sulle tasse dei cittadini) costi di manutenzione ordinaria e straordinaria giganteschi nei decenni a venire. Non vi è nel piano uno studio di sostenibilità finanziaria per la manutenzione di questa “città foresta”.



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