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Rudo ed Estathe

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Di Luigi Grimaldi:

 Il caso Estathé: il secchio “intoccabile” per la difesa, ma osservato dai RIS

Una fotografia trasmessa PER CASO da Ore 14 Sera rischia di aprire una nuova grande buca nel caso Garlasco

Non è una foto qualsiasi. 

Non è un dettaglio di poco conto. 

Non è una semplice inquadratura televisiva.

È l’immagine del sopralluogo del RIS di Parma nella villetta di Garlasco del 3 ottobre 2007.

Che cosa stavano facendo i RIS davanti alla pattumiera il 3 ottobre 2007? Che cosa hanno visto? Che cosa hanno annotato? E dove è il verbale specifico di quell’attività? Perchè se il “contenuto” doveva essere salvaguardato con estremo rigore allora è evidente che i carabinieri avessero perfettamente idea di cosa fosse e che utilità potesse avere. D’altronde siamo a quasi due mesi dal delitto.

– il 13 agosto la pattumiera non viene repertata nè fotografata; 

– il 3 ottobre compare il barattolino Estathé; 

– ai consulenti della difesa è vietato controllare direttamente il contenuto; 

– non esiste un verbale specifico di quell’ispezione e non esiste un inventario

– il 5 dicembre nuova foto della difesa Stasi: il barattolino non si vede più; 

– la difesa denuncia alterazioni; 

– la richiesta di repertamento viene negata; 

– la richiesta di sequestro e sigillo viene ignorata; 

– il contenuto su cui si è cercato in ogni modo di non attirare l’attenzione, viene acquisito solo il 16 aprile 2008; 

– l’analisi biologica arriva solo nel 2025. 

Questa non è una catena investigativa e di custodia attendibile. 

È una catena di domande senza risposta. 

Ma non è finita.

Il barattolino è diverso da quelli nel frigorifero. 

Il barattolino Estathé della pattumiera appare diverso da quelli presenti nel frigorifero di casa Poggi.

Nel frigorifero c’erano barattolini con la grafica della sponsorizzazione Estathé del Giro d’Italia 2007, campagna chiusa a maggio. Accanto al codice a barre si vedeva il riquadro promozionale.

Il barattolino trovato nella pattumiera non ha quella grafica. Il lotto è L171FA‑32, risalente al 20 giugno 2007.

Quindi il barattolino raccolto dalla pattumiera non è coerente con quelli del frigorifero. Da dove viene quel barattolino? Perché è diverso? E perché compare solo il 3 ottobre?

La cronologia è molto suggestiva:

– 10 settembre 2007: ispezione della bicicletta di Alberto Stasi. Sui pedali si fanno accertamenti con luminol e test per il sangue; i risultati sono negativi. 

– 11 settembre 2007: prelievo di materiale biologico dai due pedali, riunito in un unico campione chiamato bu_p. 

– 14 settembre circa: prima quantificazione del campione. Il risultato è “inibito”, quindi non utile per l’analisi genetica. 

– 19 settembre 2007: dopo purificazione, nuova quantificazione. Si rilevano 2,78 nanogrammi di DNA. Una corsa elettroforetica produce un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi.

20 settembre 2007 – Sullo stesso campione vengono fatte due corse elettroforetiche aggiuntive. Entrambe risultano totalmente negative. Oggi risulta che questi esiti non sono stati comunicati né inseriti nel fascicolo.

24 settembre 2007 – Sulla base della relazione preliminare dei RIS, che mette in evidenza il risultato positivo del 19 settembre e ignora i risultati negativi del 20, Alberto Stasi viene fermato e condotto in carcere.

28 settembre 2007 – Stasi viene scarcerato. Non c’è la prova del sangue sui pedali della bicicletta di Stasi. Il quadro probatorio alla base del fermo subisce un colpo durissimo.

3 ottobre 2007 – Pochi giorni dopo la scarcerazione, durante il sopralluogo nella villetta, viene trovato un barattolino di Estathé nella pattumiera. Ai consulenti della difesa è impedito verificare direttamente il contenuto del secchio. 

Questa sequenza temporale è esplosiva.

Quando il pilastro della bicicletta mostra crepe enormi, quando qualcuno decide cosa PM e parti del processo devono vedere o non vedere, entra in scena un nuovo oggetto potenzialmente utile a collocare Stasi nella casa di Chiara il giorno del delitto: un Estathé con cannuccia, dentro una pattumiera non repertata o documentata il giorno del delitto.

Un oggetto perfetto per costruire, domani, una scena domestica che preluda al delitto. 

Questo è il punto centrale.

Una prova può nascere anche tardi, se la sua storia è pulita. Qui la storia non è pulita. Ogni passaggio essenziale è segnato da un’omissione, da un ritardo, da una comunicazione mancata, da una verbalizzazione assente, da una cristallizzazione mancata.

Allora la domanda non è più solo: di chi è il DNA sulla cannuccia?

La vera domanda è: perché c’è il DNA di Stasi su un reperto così straodinariamente travagliato che:

– è diverso da quelli analoghi nel frigorifero; 

– non è stato repertato il giorno del delitto; 

– è comparso documentato solo il 3 ottobre; 

– non è stato sequestrato quando è apparso; 

– non è stato sigillato quando la difesa lo ha chiesto; 

– non compare più nelle foto del 5 dicembre; 

– è stato collegato a un contenuto denunciato come alterato; 

– è stato acquisito solo otto mesi dopo; 

– è stato analizzato solo diciotto anni dopo. 

Perché in quello stesso secchio sui vasetti di Fruttolo che Chiara non ha mangiato, c’è il suo DNA?

Sintetizzando: abbiamo il Dna della vittima sulla bicicletta sbagliata, il Dna di Stasi sul barattolino sbagliato, il Dna di Chiara sul fruttolo che non ha mangiato.

Il cuore dello scandalo è questo:

oggi, quali garanzie oggettive ci sono che il barattolino analizzato nel 2025 sia lo stesso che si trovava nella pattumiera il giorno del delitto? E il 3 ottobre? E il 16 aprile 2008?

Perché anche la data del repertamento tardivo delle immondizie ha qualche mistero da svelare.

Il 16 aprile 2008, una squadra viene mandata appositamente, telecamera al seguito, per repertare un reperto che per mesi era stato ignorato, lasciato aperto, alterato e tenuto fuori dai verbali ufficiali. Mentre filmano le operazini in cucina, uno dei carabinieri sussurra una frase che non doveva essere registrata: «C’è l’Estathé?».
Risposta affermativa. Come se stessero verificando che l’oggetto fosse ancora al suo posto. E perché mai non avrebbe dovuto esseci? E perché preoccuparsi dell’Estathé e non, per esempio, del fruttolo? 
Il sussurro è la prova sonora dell’intenzione: cercavano proprio quel barattolino e del repertamento quello era il fattore importante.
E la telecamera, malauguratamente per loro, ha immortalato l’ammissione.

Tutto questo è un problema. Un enorme problema giudiziario.

Conclusione: spigeateci i DNA anomali e spiegate il secchio: non siamo davanti a una svolta, siamo davanti a uno dei più gravi cortocircuiti investigativi mai visti.

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