C’era una volta la casta dei generali da sezione, un ristretto club di strateghe in mimetica d’ordinanza convinte che il destino della Patria e l’esito dei congressi dipendessero dal rigore dei propri attenti. Il loro passatempo preferito era schierare le truppe da aperitivo, tracciare mappe di conquista elettorale sui tovaglioli della piazza e guardare le colline dall’alto in basso col sorriso di chi è convinto di avere la chiave di ogni caserma.
Poi, inevitabile come la sveglia delle sei, è arrivata la dura legge della vita civile:
Il tesserino scaduto: Il problema di chi passa la vita a sentirsi costantemente in missione permanente è che dimentica la burocrazia dei tornelli. La svolta non avviene con un solenne cambio di guardia, ma con il sobrio e gelido “bip” rosso dell’esattore che segnala un pass non più riconosciuto all’ingresso.
La sindrome del picchetto d’onore: Una volta scoperte a fare la fila alla cassa del supermercato come dei riservisti qualsiasi, il fenomeno sociologico più affascinante è la reazione. La stratega alza il mento, osserva la cassa rapida e spiega con fermezza al carrello vicino che “in realtà la manovra richiede tempi tecnici di riposizionamento tattico”.
L’arte di giustificare la ritirata: Trovarsi la moquette sfilata da sotto i cacciavite ha un effetto devastante sul prestigio del comando. Improvvisamente, l’essere finiti in seconda fila viene spacciato per un’ardita “scelta di copertura della retroguardia”, in attesa del momento propizio per il contrattacco.
Morale della favola: chi basa la propria forza sulle marce trionfali prima o poi scopre che, quando suona il rancio, anche gli ufficiali superiori devono mettersi in fila col vassoio.



Leave a Reply