Editoriale:
C’è una dinamica peculiare che attraversa l’informazione locale pavese, una narrazione che spesso viaggia in ostinata controtendenza rispetto ai grandi flussi e ai toni della cronaca nazionale. Osservando l’unica pubblicazione quotidiana cartacea del territorio, emerge un filo conduttore che sembra voler costantemente sminuire, o quantomeno arginare, la portata del lavoro svolto dalla Procura.
(L’altra pubblicazione quotidiana del territorio è questa che state leggendo. Ma non bisogna crederle. Perché quelli del sistema vanno in giro a dire le peggio cose e di non leggerla. Salvo poi starci attaccata H24. Vedremo come…)
È un ecosistema mediatico che tende a ricalcare le orme dei personaggi legati al “sistema” del passato quello cartaceo. Anche quando queste figure finiscono sotto la lente degli inquirenti, si ritrovano indagate o a processo, trovano spesso una sponda che ammorbidisce l’impatto delle accuse. Le notizie potenzialmente dirompenti vengono relegate in secondo piano, creando un effetto di normalizzazione che finisce per disorientare il lettore. Un esempio emblematico fu l’inchiesta “Clean2”: mentre le indagini delineavano scenari complessi, in città la narrativa dominante, spinta anche dalle cronache del Bugiardino, riduceva il tutto a “solamente una questione di pranzi a scrocco e questioni sentimentali private”. Ci è voluto l’intervento non convenzionale e dirompente di… per scardinare questa narrazione anestetizzata e far deflagrare le reali proporzioni del caso.
Ma al centro di questa dinamica c’è un elemento ancora più radicato: il rigetto, sistemico ma quasi silente, verso i “forestieri”. Fin dall’inizio, il territorio pavese — inteso come intreccio tra stampa, operatori e sistema locale — ha mostrato una palese e innegabile diffidenza verso i vertici inquirenti e le forze dell’ordine giunti da fuori per guidare le indagini. Una chiusura a riccio, neutra nella forma ma evidente nei fatti, contro chiunque sia estraneo alle dinamiche collaudate della provincia.
Questa linea editoriale, volta a marcare la distanza dalle posizioni dell’accusa, trova un riscontro visivo anche nelle pubblicazioni più recenti, come si evince in alto. L’articolo in foto copertina sceglie un’impostazione molto netta, titolando: “L’avvocata di Sempio: «La Procura ha deciso che lui è l’assassino, giochiamo duro anche noi»”. Nel sommario viene inoltre specificato che la difesa ha tempo fino al 18 ottobre per depositare le consulenze di parte. Amplificare in questo modo la voce della difesa, avvalorando l’immagine di una Procura che avrebbe pretestuosamente o frettolosamente “deciso” l’esito delle indagini, è sintomatico del clima locale. È la rappresentazione di un giornalismo che fa da cassa di risonanza a chi si scontra con il lavoro dei magistrati, alimentando quel costante attrito tra il “sistema” del territorio e chi, venendo da fuori, cerca di far luce sulle sue ombre.
Lontani sono i tempi delle prime pagine con gli arresti di DG di Asm a 9 colonne (sempre e solo lo stesso, per ben 4 volte, poi naturalmente sempre assolto). Ma ce ne sono tanti di esempi così.
Mazza(te) a colpi di Fiore(tto). Così venivano commentate all’epoca quelle prime pagine…


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